17/04/2012

Apollo 13 compie 42 anni e la nasa abbandona le missioni spaziali... forse

Non è un periodo facile per nessuno questo, neanche per il grande colosso americano NASA. Ad oggi la NASA sembra aver detto stop alle missioni spaziali e a tutti quei progetti che implicano un dispendio economico non indifferente.

Certo è che le missioni in corso non si possono di certo bloccare, e almeno per un po’ di tempo avremo notizie fresche dallo spazio.

 

E proprio per non dimenticare quello che ha fatto la NASA e i suoi astronauti e i suoi ingegneri oggi vorrei ricordare con voi il più grande “Fallimento di grande successo” che ha visto coinvolto l’Apollo 13 e il suo equipaggio  il comandante James A. Lovell, il pilota del modulo Jr, John L. Swigert e il pilota del LM Fred W. Haise, Jr.. 

 

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La missione al lancio era sembrata praticamente perfetta, ma appena usciti dall’atmosfera una sequenza di problemi che portò l’equipaggio ad effettuare un’orbita intorno alla luna e procedere dritti verso la terra, con non pochi problemi.

 

Il mondo interò seguì il rientro del modulo con il fiato sospeso, alla NASA lavorarono ininterrottamente per tre giorni per riportare incolumi I tre astronauti, anche grazie all’apporto oltre che tecnico anche morale di Eugene “Gene” F. Kranz, che si adoperò per non far perdere la speranza oltre che a portare avanti il suo ruolo di assistente di volo.

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In quel frangente la NASA ha dato sicuramente il meglio di se, riportando a terra l’equipaggio sano e salvo, e dimostrando di poter fare qualsiasi cosa e di avere con se le migliori teste che possono lavorare anche e dare il meglio anche in condizioni di stress estremo.

 

Il 17 Aprile del 1970, ben quarantadue anni fa, l’equipaggio ammarava nel pacifico e veniva recuperato dalla nave USS Iwo Jima. 

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Ricordiamo oggi quel momento, che abbiamo potuto vivere anche grazie al supporto cinematografico di Ron Howard, ricordiamo oggi quella missione fallita clamorosamente ma rientrata a casa con grande successo.

 

Storica è la frase “Houston abbiamo un problema” che fu pronunciata a bordo dell’acquarius, il modulo di comando della missione. 

Le conversazioni furono tutte registrate e sono ora di dominio pubblico per ascoltare la frase storica cliccate qui

Come storica resterà per gli appassionati l’immagine di Gene Kranz che  rimane fermo davanti ai monitor.

 

Apollo 13  resterà una pietra miliare nella storia della NASA. Parafrasando le parole di Kranz : il fallimento non è contemplato, possiamo dire la stessa cosa per la NASA. Nonostante sia rimasta senza fondi per proseguire le missioni, la NASA non ha fallito, ha dato modo al resto del mondo di seguire le sue tracce e di andare avanti.

 

Torneremo sulla luna? Andremo su Marte? Su Saturno? 

Non lo sappiamo, possiamo solo dire grazie Nasa per aver dato il via ad un programma spaziale che ha dato modo al mondo di avere una casa fissa nello spazio (ISS), e grazie a Keplero sta cercando nuovi pianeti adatti alla vita.

 

 

Buon compleanno Apollo 13!

 

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16/04/2012

Il Monolite di Marte. Vero o Falso?

Ancora una volta il pianeta rosso viene scrutato al lanternino, ogni piccola imperfezione, ogni piccola increspatura o irregolarità nella superficie viene considerata come una traccia della conferma che su Marte c’è stata o c’è vita.

Questa volta  la traccia è a metà strada tra realtà e fantascienza.

Kubrick aveva raccontato nel film 2001 Odissea nello spazio di un monolite nero, a rappresentare la forza cosmica che rimane stabile nel corso del tempo, che non impazzisce.  Ma per quanto Kubrick fosse avanti, non è così che accade nella realtà.

 

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L’immagine, ingrandita  appare ovviamente sgranata, ma va tenuto conto che nonostante la foto sia stata catturata dal Mars Reconoissance Orbiter  della NASA , si trovava comunque a una distanza di 260 chilometri dall’obiettivo  e di conseguenza non è possibile fornire immagini più chiare.

Nonostante le imperfezioni della foto, appare comunque chiaro, che il monolite in questione non è stato messo li artificialmente.


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Osservando poi con attenzione le altre immagini di repertorio, che immortalano il monolite senza ingrandimenti, ci rendiamo conto che l’unica teoria possibile e pressoché inconfutabile è quella del sassolino che è rotolato giù dalla montagna, rimanendo fermo li .

 

 

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Ovvio che non abbiamo prove concrete per affermare che su Marte la vita non c’è mai stata, non c’è e non ci sarà mai, gli scienziati per rispondere a questa domanda stanno ancora lavorando su modelli climatici.

Certo è che la vita su marte, se presente, non è come possiamo immaginarla. Non dobbiamo proiettare l’idea della vita terrestre su Marte.

Keplero guadagna 4 anni di ricerche

Keplero, la sonda partita a caccia di pianeti simili alla terra, partita nel Marzo 2009 avrebbe dovuto abbandonare le ricerche quest'anno.

Roger Hunter, project manager di Kepler della NASA Ames Research Center, ha dichiarato "Kepler ha rivoluzionato la nostra comprensione dei pianeti extrasolari, lo studio della sismologia e la variabilità stellare .... Non esiste attualmente alcuna altra missione che può sostituire o superare la precisione di Keplero. Per questo motivo l'estensione della missione Keplero offrirà un'occasione per la nostra galassia e il nostro posto in essa."

Parole che descrivono quanto sia grande il potenziale del telescopio Keplero e ancora di più quello della sua missione.

Abbiamo seguito l'inizio della missione e i suoi sviluppi, quindi sapere che la piccola sonda continuerà a fornirci informazioni dettagliate per altri quattro anni, non sono effettivamente tanti anche perchè la procedura per riconoscere un pianeta potenzialmente abitabile prevede ricerche in fatto di luminosità, presenza di una stella simile al sole, un pianeta che le orbiti attorno con l'adeguata distanza.

Rilevato ciò, occorre registrare almeno tre transiti intorno alla stessa e calcolare che il tempo di rotazione sia simile all'anno terrestre.

Con presupposti del genere, il prolungamento della missione fino al 2016 può essere considerato un periodo di tempo estremamente ridotto, nel quale Keplero potrebbe identificare uno o due pianeti al massimo.

Speriamo quindi che nel 2016 la missione venga nuovamente prolungata, anche solo per poter regalare a noi comuni mortarli, immagini e suoni provenienti dallo spazio profondo.

Suoni come questo : il concerto di una gigante rossa.

 

Fonte: Nasa

 

Marte: Acqua, ghiaccio, umidità? forse no!

Il pianeta rosso si trova ancora una volta sotto i riflettori, secondo uno studio la possibilità della presenza dell’acqua sulla superficie del pianeta è obsoleta e improbabile.


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Durante la  Lunar and Planetary Science Conference svoltasi in texas il mese scorso, Jim Head, planetologo della Brown University ha lanciato una sfida asserendo che secondo un modello climatico che lui ed alcuni colleghi stanno realizzando, Marte non avrebbe mai avuto un passato umido.

 

 

Teoria quella di Head, avvalorata da un altro nome autorevole nella planetologia Stephen Clifford, planetologo del Lunar and Planetary Institute di Houston che pare stia organizzando per maggio una conferenza per discutere di paleontoclimatologia su Marte.

 

A nulla valgono I ritrovamenti di depositi argillosi, osservati già negli anni sessanta, le foto realizzate dal  Mars Global Surveyor che mostravano delle vallate che sembravano frutto dell’erosione delle acqua, e ancora le rilevazioni spettrometriche effettuate grazie al Mars Express che testimoniano la presenza dei depositi argillosi,  e non solo. Grazie a queste rilevazioni fu anche possibile evidenziare in una porzione di pianeta nell’emisfero nord la presenza di un bacino oceanico.

 

Ma Head e il suo collegio di planetologi sono convinti del contrario e rafforzano la loro teoria con argomentazioni piuttosto interessanti:

 

Innanzitutto le temperature del pianeta. Secondo i modelli climatici attuali, le temperature di marte non sono mai state così alte da poter permettere all’acqua di persistere allo stato liquido sulla superficie.

In secondo luogo, ma strettamente legato al primo punto, il sole che all’epoca era molto giovane non avrebbe mai potuto scaldare così tanto il pianeta da permettere alte temperature.

Dulcis in fundo, l’atmosfera del pianeta , sarebbe stata così spessa da non permettere all’effetto serra di arrivare a temperature al di sopra del punto di congelamento.

 

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Di conseguenza, l’acqua sarebbe rimasta sotto forma di ghiaccio solo nei punti più alti del pianeta.

 

François Forget, dell’Università di Parigi avvalora questa tesi, con un modello paleoclimatico  tridimensionale, che spera di integrare per la conferenza di Maggio in texas con l’azione dei gas serra, e con le emissioni solforose prodotte dai vulcani che potrebbero aver scaldato l’atmosfera per pochissimo tempo, in modo da permettere ai ghiacciai di sciogliersi, creare dei fiumi e scavare quelle gole ritratte dai vari satelliti.

 

In pratica, partendo dal presupposto che su marte potrebbe esserci stata dell’acqua, controbbattono la teoria, per poi confermare la presenza di acqua, seppur per brevi periodi di tempo. Questo è quello che sembra.

 

 

Ma osservando tutta l’evoluzione delle varie ipotesi, si vuole arrivare ad avere la prova inconfutabile, che si, l’acqua su Marte c’è stata, ma che era in proporzioni talmente ridotte da non poter classificare Marte come pianeta umido.

 

Queste teorie potranno essere avvalorate o totalmente ribaltate con l’atterraggio di Curiosity su Marte, che dovrebbe avvenire il cinque di Agosto di quest’anno. Il rover atterrerà su quello che dovrebbe essere un cratere argilloso, il cratere Gale.


 

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Un gravoso compito attende la macchina, che dovrà raccogliere campioni e fornire dati certi.

 

 

In sintesi, l’ipotesi che emerge è abbastanza semplice.

Marte potrebbe essere stato un pianeta in cui in passato la vita era possibile sotto la sua superficie, poichè bisogna tenere conto dell’instabilità del clima del pianeta. Una sorta di viaggio al centro della terra, con immense foreste sotterranee e corsi d’acqua.

So bene che tra scienza e fantascienza c’è un confine ben delineato, e in questo caso, sarebbe necessario usare molto la fantasia per poter arrivare ad un’ipotesi del genere, ma  in fondo, sognare, sperare non costa nulla.


Fonte: Nature

Foto: credits NASA/JPL-CALTECH

02/02/2012

Stiamo tornando

Ciao a tutti cari amici e lettori di Tra terra e cielo, tra qualche giorno torneremo online con nuove e interessanti notizie.

Siamo stati assenti! Si vero.

 

Purtroppo un giorno ha solo 24 ore e non si riesce a far tutto

 

Ma lucidate gli occhi e aprite le menti, stiamo tornando per raccontarvi qualcosa di veramente succulento.

 

 

Baci 

Raffaela