Il teorico dei Wormholes lavora con Spielberg a Interstellar.

Ora Hollywood per tirare fuori film da incassi galattici si mette a studiare astrofisica!

Steven Spielberg, sta lavorando al suo prossimo film, Interstellar, ma per avere un prodotto di eccellenza questa volta non saranno solo spettacolari effetti speciali, ma la nuda e cruda verità sui Wormholes. Questo è possibile grazie al famosissimo Kip S. Thorne, lo studioso dei wormhole che si dedica a loro ormai da oltre 20 anni.

Thorne ha 71 anni, lavora presso il California Institute of Technologies, ed è uno dei  massimi esperti in astrofisica, intuizioni geniali per i buchi neri, attratto dalle onde gravitazionali, adora destreggiarsi tra le quattro dimensioni dell’universo. Ma resta famoso per le sue teorie per i Wormholes.

E’ stato consulente per la stesura del romanzo e poi di Robert Zemeckis, per Contact.

In realtà, da come si legge nell’intervista riportata, il suo interesse è nato proprio durante una disquisizione con il collega, mentre scriveva la stesura del romanzo. Sagan voleva far passare l’astronave da un buco nero, ma ovviamente la forza incredibile del buco stesso l’avrebbe disintegrata. Così l’idea del wormhole.

Ma torniamo ai giorni nostri.

La stesura del romanzo, a cui Thorne sta lavorando insieme a Jonathan Nolan, è coperta dal massimo riservo, nulla è ancora trapelato se non alcune piccole informazioni su cosa vertirà la storia.

Mondi paralleli, viaggi spazio temporali e wormholes! Tutto ciò è stato riferito da Thorne stesso durante la Sissa a Triste, dove Thorne era ospite, ma aldilà di queste informazioni che erano ipotizzabili vista la sua presenza ancora nulla è dato sapere, e dovremo attendere il 2014 per poter ammirare il capolavoro di fantascienza.

Riuscirà Spielberg a mantenere il segreto ancora per tre anni?

Questo non lo possiamo sapere, gli appassionati di fantascienza stanno già lustrandosi gli occhi ma per il momento dobbiamo solo fare ipotesi su una fantomatica trama con i tre soli indizi di cui siamo a conoscenza.

 

Gustatevi l’intervista di Thorne (ovviamente non fatta da me :() ma trovata sulla stampa sull’argomento.

 

Professore, esistono davvero gli wormholes, i cunicoli spaziotemporali?

«Quasi certamente non esistono in natura, ma potrebbero essere creati da civiltà estremamente avanzate e spero ci riescano. Oggi, però, sono fuori dalla nostra portata. Per costruirli avremmo bisogno di una comprensione molto più profonda delle leggi fisiche».

Come ha iniziato a occuparsene?
«Verso la fine degli Anni 80, il mio amico Carl Sagan stava scrivendo il romanzo “Contact”, nel quale ipotizzava di far viaggiare la protagonista attraverso un buco nero per raggiungere un punto lontanissimo della galassia. Quando mi chiese cosa ne pensassi, gli risposi che era impossibile sopravvivere in un buco nero e gli suggerii di utilizzare un wormhole. Così mi sono messo a studiarli».

Cosa succederebbe a un’astronave in un buco nero?

«Verrebbe distrutta, con ciò che contiene».

E in un tunnel spaziotemporale?
«Ammesso che il varco sia abbastanza grande, un’astronave potrebbe percorrerlo, entrando in un punto dell’Universo e uscendo dall’altra parte. Un po’ come il buco scavato da un verme in una mela: il percorso tra due punti è più breve rispetto a quello lungo la superficie. Il problema è che per tenere aperte queste gallerie bisognerebbe introdurre un quantitativo di materia esotica, gravitazionalmente repulsiva, praticamente impossibile da creare sulla Terra».

L’umanità sarà mai in grado di sfruttare queste scorciatoie per i viaggi interstellari?
«Probabilmente no, ma l’ipotesi non è in contraddizione con le leggi della fisica».

Qual è la scoperta in campo astrofisico che l’ha sorpresa di più?
«L’energia oscura. Non credevo esistesse una forza che permea lo spazio e accelera l’Universo, finché non è stato dimostrato con tre metodi indipendenti».

Quale scoperta si aspetta nel prossimo futuro?
«La prossima rivoluzione verrà dalle leggi della gravità quantistica: ci diranno in che modo è nato l’Universo, cosa succede dentro i buchi neri e se è possibile viaggiare nel tempo».

Crede sia possibile?
«All’interno di un wormhole teoricamente, sì. Ma è altamente improbabile».

Perché lei parla di un’«età dell’oro dei buchi neri»?
«Finora abbiamo osservato i buchi neri in quiete. Simulazioni e interferometri laser permetteranno di scoprire cosa succede quando scoppia la tempesta e si verifica la collisione di due buchi neri».

Lei è stato tra i fondatori di «Ligo», il cacciatore di onde gravitazionali che ha il corrispettivo nell’interferometro «Virgo», in Italia. Previste dalla Relatività, queste onde non sono state ancora catturate. E se Einstein si fosse sbagliato?
«Abbiamo forti evidenze che le onde gravitazionali esistono. Sarei davvero sorpreso se non le rilevassimo, ma scommetto che ci riusciremo».

A proposito di scommesse, ne ha fatte molte con Stephen Hawking. Come sono andate?
«Abbiamo scommesso più d’una volta su argomenti come l’esistenza di una singolarità nuda o la perdita d’informazione in un buco nero».

Chi ha vinto?

«Ha perso lui, ma quel che conta è la ricerca che queste scommesse hanno spinto a fare».

 

 

 

 

Fonte: La stampa

Il teorico dei Wormholes lavora con Spielberg a Interstellar.ultima modifica: 2011-06-30T08:38:00+02:00da raffaela075
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